Al giorno d'oggi il CBD viene ormai considerato un farmaco miracoloso, efficace nel trattare l'epilessia, alleviare l'ansia, combattere i sintomi dell'artrite, e ridurre il rischio di diabete[1]. Assumendolo sotto forma di tintura, fumandolo con i fiori di cannabis o ingerendolo in pillole, il CBD risulta un prezioso integratore per chiunque abbia a cuore la propria salute. Ma è possibile assumere una dose eccessiva di CBD? Un consumo frequente può generare assuefazione e ridurne gli effetti positivi?

Per rispondere a queste domande, analizziamo innanzitutto come si sviluppa una tolleranza.

COS'È LA TOLLERANZA?

La tolleranza è un fenomeno in cui un individuo ha bisogno di aumentare progressivamente la dose di una sostanza per ottenere gli effetti iniziali. La tolleranza è diversa dalla dipendenza, che riguarda invece l'uso compulsivo di una sostanza o la necessità di assumerla costantemente. La tolleranza può svilupparsi attraverso vari meccanismi. A livello cellulare, le cellule possono diventare meno reattive alla sostanza. A livello metabolico, la quantità di sostanza che raggiunge il sito di interazione risulta ridotta. Nella tolleranza comportamentale, il consumatore si abitua all'effetto della sostanza.

THC Tolleranza

ANALISI DEL THC

Un fumatore di ganja può confermarlo: l'uso regolare di THC genera assuefazione. I consumatori assidui assumono molta più ganja rispetto ai principianti. Inoltre, la tolleranza non si sviluppa in modo omogeneo, e varia anche in base alla psicologia dell'individuo. Le sensazioni percepite durante lo sballo saranno differenti man mano che si continua a fumare. Molti consumatori fanno delle "pause di tolleranza" o cambiano varietà di ganja per aumentare nuovamente il loro livello di tolleranza dopo un utilizzo intensivo.

La tolleranza al THC si manifesta principalmente a livello cellulare. Il THC si lega ai recettori CB1 nel cervello. Quando ciò avviene ripetutamente, le cellule cercano di invertire l'effetto e normalizzare l'attività dei recettori CB1. Esse raggiungono questo obiettivo in due modi: il primo è chiamato desensibilizzazione, ed avviene quando i recettori CB1 iniziano a legarsi con più difficoltà ai cannabinoidi. Il secondo metodo è chiamato internalizzazione. In questo processo i recettori CB1 vengono spinti dalla superficie della cellula verso il suo interno. A differenza dei recettori desensibilizzati, che possono ancora essere attivati dal THC, seppur limitatamente, le cellule internalizzate diventano completamente insensibili.

Il CBD, tuttavia, agisce diversamente. Contrariamente al THC, non genera effetti psicoattivi, ma può favorire un rilassamento fisico e mentale. Il CBD racchiude molti degli effetti benefici associati al consumo di cannabis. Inoltre, ha un effetto diverso sul sistema endocannabinoide, e di conseguenza un profilo di tolleranza differente dal THC.

CBD E SISTEMA ENDOCANNABINOIDE

Il CBD agisce diversamente sui CB1 rispetto agli altri cannabinoidi, poiché funge da antagonista. Attraverso un'attività chiamata regolazione allosterica a feedback negativo[2], il CBD riduce l'affinità di legame dei recettori CB1, rendendoli meno sensibili ad altri cannabinoidi. Quindi, l'effetto del CBD è diametralmente opposto a quello del THC: invece di stimolare eccessivamente il sistema endocannabinoide, lo mette in pausa. Molti problemi di salute possono derivare proprio da una iperattività del sistema endocannabinoide—generando ad esempio ansia ed eccessi nell'alimentazione.

Il CBD aumenta anche la quantità di endocannabinoidi presente naturalmente nell'organismo, poiché compete con essi nella connessione alle proteine, le quali scompongono entrambe le molecole. Il CBD può essere considerato una specie di inibitore della ricaptazione degli endocannabinoidi.

L'azione antagonista sui recettori CB1 e l'aumento degli endocannabinoidi naturali generano i classici effetti del CBD, ovvero rilassamento, concentrazione ed uno stato di "distensione". Ma questo effetto può contribuire a sviluppare una tolleranza?

Interazione CBD

LE PROVE

Alcuni studi[3] sembrano evidenziare[4] che il CBD non genera tolleranza, ma potrebbe anzi annullare gli effetti di un'eventuale assuefazione. In pratica, chi assume CBD regolarmente potrebbe aver bisogno di una quantità di cannabinoide sempre minore per percepire gli stessi effetti.
A quanto pare i recettori CB1 non resistono alla regolazione allosterica a feedback negativo allo stesso modo in cui resistono alla stimolazione intensa diretta. In più, considerando la particolare interazione del CBD con i recettori CB1, è probabile che questo cannabinoide possa modulare il livello di tolleranza generato dal THC. I fumatori di ganja preoccupati di sviluppare una tolleranza dovrebbero aggiungere il CBD alla loro alimentazione quotidiana.

Sono necessarie ulteriori indagini per confermare l'ipotesi "dell'inversione della tolleranza". Tuttavia, le prove raccolte indicano che chi assume CBD probabilmente non deve temere lo sviluppo di alcuna tolleranza. Ciò è davvero degno di nota, soprattutto se si considerano gli innumerevoli effetti terapeutici del CBD. Parecchi disturbi trattabili con questo cannabinoide vengono attualmente curati con farmaci aggressivi, che spesso causano tolleranza nei pazienti. Il fatto che il CBD sia privo di rischio di assuefazione è un altro punto a favore per questo cannabinoide miracoloso.

External Resources:
  1. Cannabidiol lowers incidence of diabetes in non-obese diabetic mice. - PubMed - NCBI https://www.ncbi.nlm.nih.gov
  2. Cannabidiol is a negative allosteric modulator of the cannabinoid CB1 receptor https://www.ncbi.nlm.nih.gov
  3. Cannabidiol prevents infarction via the non-CB1 cannabinoid receptor mechanism. - PubMed - NCBI https://www.ncbi.nlm.nih.gov
  4. Safety and Side Effects of Cannabidiol, a Cannabis sativa Constituent http://www.medicinalgenomics.com
Disclaimer:
This article has been written for informational purposes only, and is based on research published by other externals resources.

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