Trova la tua varietà ideale con il nostro Seedfinder

By Max Sargent

 Oggigiorno, i prodotti al CBD sono una presenza consueta nei negozi di alimentazione naturale e perfino nei supermercati. Moltissima gente ha sentito parlare di questo cannabinoide e milioni di persone ne consumano per un motivo o per un altro. Perfino l'Organizzazione Mondiale della Salute ha dato conto del suo buon profilo in termini di sicurezza[1]. Ma è possibile assumere una dose eccessiva di CBD? Un consumo frequente può generare assuefazione e ridurne gli effetti positivi?

Per rispondere a queste domande, analizziamo innanzitutto come si sviluppa una tolleranza.

COS'È LA TOLLERANZA?

La tolleranza è un fenomeno in cui un individuo ha bisogno di aumentare progressivamente la dose di una sostanza per ottenere gli effetti iniziali. La tolleranza è diversa dalla dipendenza, che riguarda invece l'uso compulsivo di una sostanza o la necessità di assumerla costantemente. La tolleranza può svilupparsi attraverso vari meccanismi. A livello cellulare, le cellule possono diventare meno reattive alla sostanza. A livello metabolico, la quantità di sostanza che raggiunge il sito di interazione risulta ridotta. Nella tolleranza comportamentale, il consumatore si abitua all'effetto della sostanza.

THC Tolleranza

ANALISI DEL THC

Un fumatore di ganja può confermarlo: l'uso regolare di THC genera assuefazione. I consumatori assidui assumono molta più ganja rispetto ai principianti. Inoltre, la tolleranza non si sviluppa in modo omogeneo, e varia anche in base alla psicologia dell'individuo. Le sensazioni percepite durante lo sballo saranno differenti man mano che si continua a fumare. Molti consumatori fanno delle "pause di tolleranza" o cambiano varietà di ganja per aumentare nuovamente il loro livello di tolleranza dopo un utilizzo intensivo.

La tolleranza al THC si manifesta principalmente a livello cellulare. Il THC si lega ai recettori CB1 nel cervello. Quando ciò avviene ripetutamente, le cellule cercano di invertire l'effetto e normalizzare l'attività dei recettori CB1. Esse raggiungono questo obiettivo in due modi: il primo è chiamato desensibilizzazione, ed avviene quando i recettori CB1 iniziano a legarsi con più difficoltà ai cannabinoidi. Il secondo metodo è chiamato internalizzazione. In questo processo i recettori CB1 vengono spinti dalla superficie della cellula verso il suo interno. A differenza dei recettori desensibilizzati, che possono ancora essere attivati dal THC, seppur limitatamente, le cellule internalizzate diventano completamente insensibili.

Poiché questo cannabinoide non si lega ai recettori CB1, non genera gli effetti psicotropi associati al THC. Influisce però sul sistema endocannabinoide in vari modi; si lega ai recettori del “sistema endocannabinoide espanso” e interrompe i processi enzimatici. 

CBD E SISTEMA ENDOCANNABINOIDE

Il CBD agisce diversamente sui CB1 rispetto agli altri cannabinoidi, poiché funge da antagonista. Attraverso un'attività chiamata regolazione allosterica a feedback negativo[3], il CBD riduce l'affinità di legame dei recettori CB1, rendendoli meno sensibili ad altri cannabinoidi. Quindi, l'effetto del CBD è diametralmente opposto a quello del THC: invece di stimolare eccessivamente il sistema endocannabinoide, lo mette in pausa. Molti problemi di salute possono derivare proprio da una iperattività del sistema endocannabinoide—generando ad esempio ansia ed eccessi nell'alimentazione.

Il CBD aumenta anche la quantità di endocannabinoidi presente naturalmente nell'organismo, poiché compete con essi nella connessione alle proteine, le quali scompongono entrambe le molecole. Il CBD può essere considerato una specie di inibitore della ricaptazione degli endocannabinoidi.

L'azione antagonista sui recettori CB1 e l'aumento degli endocannabinoidi naturali generano i classici effetti del CBD, ovvero rilassamento, concentrazione ed uno stato di "distensione". Ma questo effetto può contribuire a sviluppare una tolleranza?

Interazione CBD

LE PROVE

Alcuni studi[4] sembrano evidenziare[5] che il CBD non genera tolleranza, ma potrebbe anzi annullare gli effetti di un'eventuale assuefazione. In pratica, questa scoperta potrebbe avere importanti ripercussioni, via via che i ricercatori accertano il pieno potenziale del cannabinoide. 
A quanto pare i recettori CB1 non resistono alla regolazione allosterica a feedback negativo allo stesso modo in cui resistono alla stimolazione intensa diretta. In più, considerando la particolare interazione del CBD con i recettori CB1, è probabile che questo cannabinoide possa modulare il livello di tolleranza generato dal THC. I fumatori di ganja preoccupati di sviluppare una tolleranza dovrebbero aggiungere il CBD alla loro alimentazione quotidiana.

Sono necessarie ulteriori indagini per confermare l'ipotesi "dell'inversione della tolleranza". Tuttavia, le prove raccolte indicano che chi assume CBD probabilmente non deve temere lo sviluppo di alcuna tolleranza. Ciò è davvero degno di nota, soprattutto se si considerano gli innumerevoli effetti terapeutici del CBD. Parecchi disturbi trattabili con questo cannabinoide vengono attualmente curati con farmaci aggressivi, che spesso causano tolleranza nei pazienti. Il fatto che il CBD sia privo di rischio di assuefazione è un altro punto a favore per questo cannabinoide miracoloso.

Liberatoria:
Questo contenuto è solo per scopi didattici. Le informazioni fornite sono state tratte da fonti esterne.