.

Topping su autofiorenti F1: confronto sperimentale controllato
Sintesi di una prova indoor controllata su Medusa F1 (autofiorente ibrida F1): il topping riduce l’altezza (74 vs 84 cm) e accorcia la cola principale (19 vs 21 cm). La resa media è simile ma leggermente inferiore (255 vs 270 g/pianta), con lieve incremento dei cannabinoidi e +2% di sugar leaves.
Abstract
Una prova controllata condotta presso i CRIC Labs di Montréal, Québec (Canada), ha valutato gli effetti del topping su piante di cannabis autofiorenti ibride F1 della cultivar Medusa F1 (Royal Queen Seeds).
Le piante sottoposte a topping hanno prodotto una resa media leggermente inferiore (255 g/pianta) rispetto ai controlli non sottoposti a topping (270 g/pianta). Tuttavia, le piante con topping hanno anche mostrato un aumento moderato della concentrazione di cannabinoidi e una quota di sugar leaves superiore del 2% nelle infiorescenze raccolte.
Sono stati valutati, in entrambi i trattamenti, parametri di crescita, architettura della pianta, resa e qualità del raccolto. Sebbene il topping abbia modificato la struttura della canopy e i livelli di cannabinoidi, non sono state osservate differenze statisticamente significative nella resa finale.
Questi risultati indicano che il topping nelle piante autofiorenti F1 non compromette in modo sostanziale la produzione in condizioni ottimali. La sua applicazione dovrebbe quindi essere guidata principalmente dagli obiettivi del coltivatore legati alla gestione della canopy, ai vincoli di spazio e alle caratteristiche del raccolto.


Introduzione
Il topping è una tecnica di high-stress training (HST) comunemente applicata alle piante fotoperiodiche di Cannabis sativa per modificare l’architettura della pianta, ottimizzare la distribuzione della luce e aumentare sia la dimensione sia il numero dei fiori. Il suo impiego nelle varietà autofiorenti, caratterizzate da cicli rapidi dal seme al raccolto e da una breve fase vegetativa prima della fioritura automatica, rimane oggetto di dibattito.
Le varietà autofiorenti hanno guadagnato popolarità grazie allo sviluppo rapido, all’indipendenza dal fotoperiodo e alla facilità di coltivazione. Queste caratteristiche derivano principalmente dall’introgressione della genetica di Cannabis ruderalis, che induce la fioritura dopo un breve periodo vegetativo di circa 2–4 settimane.
Le varietà autofiorenti ibride F1 rappresentano un avanzamento genetico rilevante, perché combinano uniformità fenotipica, vigore ibrido, resistenza allo stress e un elevato potenziale di resa. Medusa F1 è rappresentativa di questa categoria, con rese riportate fino a 1,8 kg/m² in condizioni ottimali.
Considerata la finestra vegetativa limitata nelle piante autofiorenti, l’impiego di tecniche HST solleva quesiti importanti. In particolare, i benefici architetturali del topping compensano i costi legati allo stress che la pianta sostiene? Questo studio mira a rispondere a tale domanda in condizioni di coltivazione controllate.


Basi fisiologiche del topping
Il topping prevede la rimozione del fusto principale nella prima fase vegetativa, con l’obiettivo di interrompere la dominanza apicale e promuovere lo sviluppo dei rami laterali.
Dal punto di vista fisiologico, la dominanza apicale è regolata soprattutto dalle auxine, fitormoni prodotti nei meristemi apicali che inibiscono la crescita laterale. La rimozione dell’apice riduce la concentrazione localizzata di auxine e sposta l’equilibrio ormonale verso i meristemi laterali, favorendo un portamento più compatto e una canopy più uniforme, con migliore intercettazione della luce.
Il topping richiede una riallocazione delle risorse verso la cicatrizzazione della ferita e la riorganizzazione della crescita. Nella cannabis autofiorente, la fase vegetativa breve può limitare il tempo di recupero, riducendo potenzialmente la resa. Per questo motivo, l’impiego di supplementi nutrizionali, come gli amminoacidi, può supportare la rigenerazione cellulare e attenuare gli effetti dello stress.


Materiali e metodi
Disegno sperimentale
La prova è stata condotta in un ambiente indoor automatizzato e altamente controllato presso i CRIC Labs di Montréal, Canada. Sono state utilizzate piante di Cannabis sativa autofiorenti ibride F1 della cultivar Medusa F1 (Royal Queen Seeds).
Le piante sono state suddivise in due gruppi sperimentali:
Topping (HST): piante sottoposte a topping durante la fase vegetativa precoce
Controllo (senza topping): piante lasciate integre, senza potatura apicale
Condizioni di coltivazione
- Numero totale di piante: 48 (24 per trattamento)
- Densità di impianto: 5,4 piante/m²
- Illuminazione: LED a spettro completo
- PPFD: 1000 µmol/m²/s
- Fotoperiodo: 18/6 (luce/buio)
- DLI: 64,8 mol/m²/giorno
- Substrato: lana di roccia (Hugo Blocks, Grodan)
- EC della soluzione nutritiva: 2,4–2,7 mS/cm (escludendo la fase di plantula e l’ultima settimana)
- pH: 5,8
- Durata totale della crescita: 75 giorni dalla germinazione al raccolto
Parametri valutati
- Altezza finale della pianta (cm)
- Resa per pianta (g/pianta)
- Contenuto di cannabinoidi (% THC)
- Lunghezza della cola principale (cm)
- Proporzione di sugar leaves (%)
Questo disegno sperimentale ha garantito uniformità nelle variabili chiave, inclusi densità di impianto, intensità luminosa, irrigazione e nutrizione. Le differenze osservate tra i trattamenti possono quindi essere attribuite principalmente all’applicazione del topping.


Risultati e analisi dei dati
-
Crescita e struttura della pianta
Le piante sottoposte a topping hanno mostrato una riduzione media dell’altezza di circa 10 cm rispetto alle piante di controllo (74 cm vs 84 cm), con una canopy più compatta e uniforme.
La lunghezza della cola principale è risultata leggermente ridotta nelle piante con topping (19 cm vs 21 cm), suggerendo una redistribuzione della crescita verso i rami laterali e le infiorescenze secondarie.
-
Resa e qualità del raccolto
Resa: le piante con topping hanno prodotto una resa media leggermente inferiore (255 g/pianta) rispetto ai controlli senza topping (270 g/pianta). Sebbene il topping possa migliorare la distribuzione della luce, il periodo di recupero richiesto dopo la rimozione dell’apice può limitare temporaneamente l’accumulo di biomassa.
Contenuto di cannabinoidi: le piante con topping hanno mostrato un aumento modesto della concentrazione di cannabinoidi, potenzialmente legato a risposte metaboliche indotte dallo stress e a una migliore penetrazione della luce.
Sugar leaves: la proporzione di sugar leaves è risultata circa del 2% più alta nelle piante sottoposte a topping, aspetto che può aumentare i tempi di rifinitura e influenzare l’aspetto finale delle infiorescenze.
Analisi dei risultati
L’analisi statistica non ha evidenziato differenze significative tra i trattamenti per la resa totale o per la qualità complessiva del raccolto. In condizioni ambientali ottimali, il topping non sembra compromettere in modo marcato la produttività nelle piante autofiorenti ibride F1.
Il principale vantaggio del topping risiede nel miglioramento dell’architettura della canopy e nel controllo dell’altezza, elementi che possono essere utili in ambienti di coltivazione con spazio limitato o quando è critica una distribuzione uniforme della luce.
Tuttavia, la lieve riduzione della resa e l’aumento del fabbisogno di manodopera possono limitarne la praticabilità nelle operazioni su larga scala. Inoltre, la risposta può variare tra varietà e i risultati osservati in Medusa F1 non dovrebbero essere generalizzati a tutte le genetiche autofiorenti senza ulteriori studi.
Medusa F1
|
|
Sugar Magnolia x American Beauty |
|
|
40 - 45 giorni |
|
|
THC: Molto alto |
|
|
Bilanciato, Creativo, Fisicamente Rilassante, Sedativo |
|
|
70 - 75 giorni dopo la germinazione |
Conclusione
Questa prova mostra che il topping nelle piante di cannabis autofiorenti F1, nello specifico la cultivar Medusa F1, è agronomicamente praticabile se applicato precocemente in condizioni controllate. Pur non aumentando la resa, il topping può migliorare la gestione della canopy e incrementare leggermente la concentrazione di cannabinoidi.
La tecnica richiede manodopera aggiuntiva e può ritardare la maturazione fino a una settimana, fattori da considerare nella pianificazione produttiva. In ultima analisi, la decisione di applicare il topping dovrebbe bilanciare controllo strutturale, stabilità della resa, complessità operativa e qualità del prodotto finale.
Si raccomanda ulteriore ricerca su altre cultivar autofiorenti e in diversi ambienti di coltivazione per validare e ampliare questi risultati.
Applicazione pratica per coltivatori domestici
Il topping su piante autofiorenti F1, come Medusa F1, può essere valutato anche in un contesto di coltivazione domestica. In questa prova, la riduzione della resa è stata minima (255 g/pianta vs 270 g/pianta), mentre è stato osservato un aumento modesto della concentrazione di cannabinoidi, con un potenziale miglioramento della qualità del raccolto.
Questa tecnica è particolarmente utile in spazi ristretti, dove il controllo dell’altezza della pianta, la penetrazione della luce e la ventilazione della canopy sono priorità.
Per ottenere risultati comparabili, dovresti puntare a mantenere condizioni stabili simili a quelle utilizzate nella prova:
PPFD: 1000 µmol/m²/s
Fotoperiodo: 18/6
Soluzione nutritiva: EC 2,4–2,7 mS/cm, pH 5,8
Substrato: lana di roccia
Temperatura e umidità: stabili e entro intervalli ottimali per la crescita vegetativa e la fioritura
