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By Adam Parsons Reviewed by: Carles Doménech

Mentre il proibizionismo sulla cannabis ha iniziato a perdere forza in alcune aree del mondo, l’erba comincia a rientrare nella sfera medica.

Le modalità di interazione fra cannabinoidi e corpo umano stanno finalmente diventando più comprensibili grazie al recente aumento delle ricerche scientifiche in materia. Forse la scoperta finora più interessante è l'interazione tra i due componenti attivi THC e CBD, e la loro mediazione da parte dei recettori nel sistema cannabinoide endogeno umano. O semplicemente la scoperta del sistema endocannabinoide.

I modi in cui i cannabinoidi interagiscono con il corpo umano stanno iniziando ad essere sempre più capiti grazie ai continui sviluppi della ricerca in quest’area. Viene infatti prescritta per numerose condizioni mediche, fra le quali il dolore cronico. Ma anche l'ansia è una condizione che può potenzialmente essere migliorata dalla cannabis. Ora la domanda è questa: la cannabis può essere effettivamente confrontata con i farmaci tradizionali per il trattamento di disordini mentali come l'ansia? Vediamo come si comporta la cannabis in confronto a una delle classi più comuni di farmaci ansiolitici, le benzodiazepine.

Ansia: Fattori di rischio

L’ANSIA IN SINTESI

L’ansia è uno stato mentale che comprende diversi sintomi, come sensazioni di paura, preoccupazione e nervosismo. L'ansia può essere spesso una normale esperienza umana, soprattutto quando si avvicina un importante evento della vita, come esami, incontri e colloqui di lavoro.

L'apparente importanza di queste situazioni fa sì che alcuni di noi si perdano nei propri pensieri, chiedendosi come potrebbe andare, o preoccupandosi di eventuali risultati negativi. Tuttavia, l’ansia può essere uno dei principali problemi incorporati in altre condizioni correlate, portando così alcune persone a consultare il proprio medico nella speranza di trovare un farmaco in grado di alleviare i loro sintomi. Esistono numerosi disturbi che causano uno stato di ansia. Quelli elencati qui di seguito rappresentano alcuni di quelli più comunemente trattati.

  • DISTURBO DI ANSIA GENERALIZZATO

Il disturbo d’ansia generalizzata, o DAG, è un disturbo d’ansia cronico che può catalizzare uno stato di preoccupazione irrazionale e a lungo termine che ruota attorno ad eventi quotidiani come le proprie finanze, la salute o il lavoro.

  • ATTACCHI DI PANICO

Un altro tipo di disturbo che coinvolge l’ansia è il panico. Questa condizione può causare l’insorgenza improvvisa di immenso terrore, con conseguente confusione, problemi respiratori o tachicardia in alcuni soggetti.

  • DISTURBO D'ANSIA SOCIALE

Il disturbo d'ansia sociale è caratterizzato dalla persistente paura di essere giudicati dagli altri. Questo di solito implica la paura che il proprio comportamento in situazioni sociali causerà vergogna o imbarazzo. I sintomi del disturbo d'ansia sociale includono tachicardia, capogiri e mal di testa, tensione muscolare, confusione mentale e anche dolori allo stomaco e nausea.

  • DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

Il disturbo ossessivo-compulsivo, o DOC, è un disturbo strettamente legato all’ansia ed aggravato da pensieri angoscianti e ripetitivi che portano ad azioni compulsive. I fattori di rischio per questo disturbo includono la storia clinica familiare, eventi di vita traumatici od altri disturbi neurologici.

BENZODIAZEPINE

Le benzodiazepine comunemente prescritte per il trattamento di disturbi d'ansia includono ad esempio Xanax, Librium, Valium e Ativan. Le benzodiazepine sono una grande classe di farmaci e mantengono analogie tra loro per quanto riguarda il meccanismo di azione nel nostro sistema nervoso centrale. Risultano però differenti fra loro in termini di potenza e durata degli effetti. Questi farmaci hanno un effetto sedativo e funzionano legandosi ai recettori GABA-A presenti nel cervello. Questo culmina in un neurone che si carica negativamente e risulta quindi più resistente all’eccitazione. Questo a sua volta determina gli effetti ansiolitici del farmaco.

QUESTI FARMACI SONO PERICOLOSI?

È interessante notare che le benzodiazepine sono classificate come sostanze in Tabella 4 negli Stati Uniti. La cannabis è invece inserita nella Tabella 1 delle sostanze che provocano dipendenza, e senza potenziale medico. Questa sconcertante decisione fa sembrare che le benzodiazepine siano più sicure della cannabis, quando in realtà si dovrebbe prendere in considerazione il profilo di sicurezza di entrambe le sostanze.

Le benzodiazepine, soprattutto se assunte in combinazione con altri farmaci, sono state collegate a decessi letali per overdose. Questi farmaci sono tra le sostanze più utilizzate negli Stati Uniti ed in Europa, e molti ritengono siano prescritti in modo eccessivo.

Secondo i centri statunitensi per la prevenzione ed il controllo delle malattie, nel 2013 oltre 22.000 persone sono morte per overdose legate a farmaci[1]. È stato riferito che un totale del 31% di tali decessi era associato o direttamente collegato alle benzodiazepine, prescritte per diverse condizioni tra cui l’ansia.

Nel 2008, circa il 5,2% degli adulti statunitensi ha utilizzato benzodiazepine. Nonostante il loro diffuso utilizzo, questi farmaci possono portare allo sviluppo di dipendenze sia fisiche che psicologiche. Inoltre, possono causare gravi sintomi di astinenza come aumento dell’ansia, insonnia ed in alcuni casi anche convulsioni .

Gli effetti collaterali di alte dosi di benzodiazepine possono manifestarsi in sonnolenza, confusione, vertigini, visione offuscata, debolezza, linguaggio confuso, mancanza di coordinazione e, nei casi peggiori, difficoltà di respirazione e persino coma. L’uso cronico di questi farmaci porta allo sviluppo di tolleranza. Questo significa che gli utilizzatori necessitano di dosi più elevate per ottenere lo stesso effetto. Quando si sviluppa la tolleranza, possono riapparire sintomi come insonnia, difficoltà di concentrazione, debolezza e persino ansia, proprio la condizione contro cui questi farmaci sono prescritti.

È ragionevole affermare che questa classe di farmaci abbia il potenziale per l’abuso e la dipendenza. Cerchiamo quindi di capire se la cannabis possa fungere da sostituto naturale di questi farmaci.

Ansia: Sintomi fisici

LA CANNABIS È MOLTO PIÙ SICURA?

In termini di utilizzo come potenziale trattamento negli esseri umani, la cannabis è una sostanza estremamente sicura, il cui uso non è responsabile di alcun decesso umano per overdose, se assunta da sola. La sua classificazione nella Tabella 1 decisa dalla American Drug Enforcement Agency (DEA) la mette a fianco alle droghe più pericolose al mondo, indicandone un alto potenziale di abuso e nessun valore medicinale dimostrato.

Inserire la cannabis in questo gruppo è conseguenza di ignoranza ed analfabetismo scientifico. Una ricerca[2] intitolata “Comparative risk assessment of alcohol, tobacco, cannabis and other illicit drugs using the margin exposure approach” ha invece dimostrato quanto sia davvero sicura la cannabis.

Lo studio ha esaminato la tossicità di sostanze come alcool, cannabis, eroina, ecstasy, cocaina, nicotina e anfetamine. Tra tutte queste sostanze, la cannabis è stata considerata come l'unica sostanza a basso rischio. Oltre a questo, lo studio ha dimostrato che la cannabis è 114 volte meno pericolosa rispetto all'alcol.

EFFETTI ANSIOLITICI DELLA CANNABIS

Uno dei motivi per cui la cannabis è prescritta negli Stati Uniti riguarda il trattamento di condizioni di ansia, come il disturbo da stress post-traumatico (DSPT) che abbiamo citato in precedenza. In questo scenario, si può ipotizzare che alcuni ceppi di cannabis possano ridurre i sintomi dell’ansia, considerando la loro capacità di indurre rilassamento.

Uno studio pubblicato nella rivista Biological Psychiatry documenta gli effetti ansiolitici[3] della cannabis. Sono stati osservati 50 soggetti maschi che fumavano regolarmente e confrontati con altri 50 soggetti che non fumavano e servirono come gruppo di controllo. È stato osservato che i partecipanti che hanno fumato regolarmente cannabis nella vita hanno ottenuto punteggi di ansia più bassi rispetto a quelli del gruppo di controllo.

In questo studio, i ricercatori hanno anche deciso di esplorare le possibili interazioni tra cannabis e recettori delle benzodiazepine nei topi, scoprendo che la cannabis si legava effettivamente agli stessi siti recettoriali delle benzodiazepine

Ansia: Rimedi

CBD E ANSIA

Una ricerca intitolata “Cannabidiol, a Cannabis sativa constituent, as an anxiolytic drug” ha esaminato altri studi sul ruolo del CBD come ansiolitico[4]. Gli autori del documento affermano che "sono indispensabili nuovi studi clinici che coinvolgano pazienti con disturbi d'ansia diversi, in particolare con disturbi da panico, disturbi ossessivi-compulsivi, disturbi d'ansia sociale e disturbi da stress post-traumatico” e che “Un'adeguato quadro degli effetti terapeutici del CBD con gli esatti meccanismi coinvolti nella sua azione ansiolitica devono ancora essere compresi fino in fondo".

  • CBD CONTRO L'ANSIA SOCIALE

Un documento pubblicato dal Journal of Neuropsychopharmacology riporta test degli effetti del CBD[5] sull’ansia sociale. Ai soggetti con disturbi d'ansia sociale che non avevano mai ricevuto questo tipo di trattamento sono stati somministrati 600 mg di CBD o un placebo prima di partecipare ad un test simulato di “public speaking”. I risultati hanno dimostrato che il CBD è stato in grado di ridurre significativamente l'ansia, la disfunzione cognitiva e il disagio nel parlare in pubblico. Il CBD ha anche ridotto notevolmente il nervosismo nel loro discorso anticipatorio.

NUOVO STUDIO SULLE BENZODIAZEPINE CONTRASTA UNA VECCHIA RICERCA

Uno studio recente su 146 pazienti con un'età media di 47 anni è il primo documento che riporta una diminuzione del consumo di benzodiazepine[6] tra i pazienti che hanno iniziato la terapia con cannabis medica. I risultati mostrano che oltre il 45% dei pazienti ha interrotto il regime di benzodiazepine entro i sei mesi. Lo studio è intitolato "Reduction of Benzodiazepine Use in Patients Prescribed Medical Cannabis” (riduzione dell'uso di benzodiazepine nei pazienti a cui è stata prescritta la cannabis medicinale). 

I pazienti hanno anche riportato un senso di benessere generale ed una diminuzione della sofferenza per via delle loro malattie poco dopo aver iniziato il programma di cannabis medica. L'associazione tra la terapia di cannabis medica e la riduzione dell'uso di benzodiazepine sembra evidente in questa ricerca, anche se studi su larga scala dovrebbero ampliare la nostra comprensione dei meccanismi cerebrali coinvolti in questo tipo di risultati.

Dopo aver completato un ciclo di 2 mesi di cannabis medica, il 30,1% dei pazienti ha smesso di utilizzare le benzodiazepine. Dopo 4 mesi, il 44,5% aveva interrotto l'uso di benzodiazepine e la fase finale ha visto 66 pazienti (45,2%) interrompere l'uso di benzodiazepine.

External Resources:
  1. CDC Online Newsroom - Press Release - Opioids drive continued increase in drug overdose deaths https://www.cdc.gov
  2. Comparative risk assessment of alcohol, tobacco, cannabis and other illicit drugs using the margin of exposure approach https://www.ncbi.nlm.nih.gov
  3. Antianxiety Effect of Cannabis: Involvement of Central Benzodiazepine Receptors - PubMed https://www.ncbi.nlm.nih.gov
  4. Cannabidiol, a Cannabis Sativa Constituent, as an Anxiolytic Drug - PubMed https://www.ncbi.nlm.nih.gov
  5. Cannabidiol Reduces the Anxiety Induced by Simulated Public Speaking in Treatment-Naïve Social Phobia Patients - PubMed https://www.ncbi.nlm.nih.gov
  6. Reduction of Benzodiazepine Use in Patients Prescribed Medical Cannabis https://www.liebertpub.com
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