Fermate le rotative, avvertite i media. Il governo britannico ha fatto finalmente il suo ingresso nel XXI secolo riguardo alla questione della cannabis. Questa settimana, l'agenzia per la regolamentazione della sanità e dei prodotti sanitari (Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency, MHRA) ha inviato una serie di lettere per informare i produttori, distributori, e venditori di cannabidiolo (CBD) che dispongono di 28 giorni per cessare ed astenersi dal vendere, rifornire, promuovere, pubblicizzare, o gestire ordinativi di ogni e qualsiasi prodotto contenente CBD.

Il motivo?

Il governo ha riconosciuto il CBD come prodotto medicinale legittimo – onde per cui, tutti coloro che sono implicati in attività commerciali ad esso connesse devono adesso richiedere una licenza per poterlo fare.

Secondo quanto dichiarato dalla MHRA, “siamo giunti alla conclusione che i prodotti contenenti cannabidiolo (CBD) usati per scopi terapeutici costituiscono un medicinale. I prodotti medicinali devono essere dotati di licenza (autorizzazione alla commercializzazione) prima di poter essere venduti legalmente, forniti, o pubblicizzati nel Regno Unito, salvo deroghe. I prodotti medicinali cui viene accordata licenza devono soddisfare dei criteri di sicurezza, qualità ed efficacia, al fine di proteggere la salute pubblica.”

18 imprese hanno ricevuto finora una notifica scritta da parte dell'agenzia, ma la notizia si sta diffondendo come un incendio.

Il CBD è solo uno dei tanti cannabinoidi trovati nella pianta di marijuana; lo si trova anche nella canapa. Sebbene sia solo un lontano cugino del più potente THC (il cannabinoide della marijuana, che non è solo responsabile dello stono, ma è anche il più potente antidolorifico), il CBD è citato frequentemente da molti che lo utilizzano come un arsenale poderoso nel loro armadietto dei medicinali per il trattamento di vari disturbi – dal trattamento del dolore ad una cura per l'epilessia infantile.

LA BUONA NOTIZIA

Il governo si sta finalmente muovendo, perlomeno su una parte del carrozzone della legalizzazione – e così facendo contraddice apertamente il suo ultimo meme ufficiale sulla cannabis considerata come una droga. Gli atti della regolamentazione sull'uso illecito delle droghe, passata nel 2001, dichiaravano che nessuna parte della pianta della cannabis aveva alcuna efficacia medicinale.

Con un numero record di cittadini britannici che fanno uso di CBD (specialmente per finalità terapeutiche), il fatto che vi sia una regolamentazione dell'industria significa anche che i consumatori sapranno con certezza cosa stanno consumando.

LA CATTIVA NOTIZIA

Una delle prime vittime di queste novità è Alchemy, uno dei più vecchi “head shop” (negozi per fumatori) di Londra. Gestito dall'ottantenne Lee Harris (noto anche per la sua rivoluzionaria rivista cannabica degli anni '70, Homegrown), il negozio chiuderà i battenti grazie (in parte) alle nuove disposizioni.

Quest'azione farà anche aumentare i costi per conformarsi alle norme in ogni segmento della catena di produzione e distribuzione, e potrebbe portare ugualmente a leggeri aumenti di prezzo, se non a carenze nell'approvvigionamento – almeno nei primi tempi – per tutti i consumatori di prodotti contenenti CBD (inclusa la canapa). L'altro problema è che per ora non ci sono dati disponibili sui test clinici; la MHRA stabilisce che “la prova dell'efficacia risiede generalmente sulle prove fornite dai test clinici, e nessun prodotto deve essere posto in vendita in attesa di applicazione della licenza”.

Fatta questa premessa, la casa farmaceutica britannica GW Pharma, ha appena visto il suo farmaco antiepilettico Epidiolex, a base di CBD, completare con successo la fase III dei test sia negli USA che in Canada. Può darsi che il governo britannico – che nel 1998 ha autorizzato l'azienda a produrre medicinali a base sia di CBD che di THC – utilizzerà i dati dei test della compagnia come una sorta di standard nazionale.

Regolamento CBD uk cannabis marijuana medicaÈ ben troppo presto per saperlo.

Nel frattempo, senza informazioni sulla durata del procedimento, o su quali saranno i requisiti della regolamentazione, i pazienti vengono lasciati a loro stessi.

Ciò potrebbe causare la diffusione di acquisti folli del farmaco disponibile, da parte di persone che gli si affidano – specialmente perché non hanno certezza di quando avranno ancora la possibilità di procurarsene.

STATE CALMI E ORDINATE SU INTERNET?

Detto ciò, poiché il CBD può essere ricavato dalla canapa, lo statuto legale della sua estrazione resta in un limbo. Per quanto possa non essere strettamente legale, i pazienti senza prodotto potrebbero essere tentati di rivolgersi là dove possono. Il fatto che i venditori di CBD basati in Gran Bretagna avranno bisogno di una licenza per vendere il loro prodotto, o si vedranno esposti a sanzioni fino a due anni, potrebbe creare un fiorente mercato internazionale, se non proprio un mercato grigio, al di là della portata dei regolamenti locali; potrebbe anche condurre ad una marcata crescita della coltivazione domestica nel Regno Unito.

POTREMMO ESSERE IN VISTA DI UNA MAGGIORE RIFORMA?

L'azione di regolamentare il CBD giunge inoltre meno di due mesi dopo una relazione del gruppo parlamentare transpartitico per la riforma sulle droghe, in cui si conclude che il rifiuto di riconoscere l'efficacia medicinale della cannabis era “irrazionale”. L'anno scorso, una petizione lanciata in tutto il Regno Unito per la legalizzazione della cannabis ha raggiunto firme sufficienti per sollecitare un dibattito parlamentare su un qualche tipo di riforma legislativa.

Il Regno Unito è stato uno dei Paesi dell'Europa occidentale più lenti nell'affrontare un qualsiasi tipo di riforma; con l'avanzata di Spagna, Germania, Italia, e Croazia nel corso di quest'anno, questa potrebbe essere la volta dei britannici.

Il consumo di marijuana (particolarmente per scopi terapeutici) gode di ampia accettazione fra i cittadini britannici; la controcultura hippy degli anni '60 e '70, inoltre, in molte parti del Paese non è mai davvero scomparsa.

Per di più, altre tendenze in campo medico, compresa la crescita allarmante dei casi di tumore e l'indebolirsi dei servizi offerti dal servizio sanitario nazionale, hanno creato ulteriori ragioni per le quali una riforma sanitaria (come minimo) è potenzialmente all'orizzonte.

UNA LUCRATIVA CURA POST-BREXIT

Una riforma sulla marijuana potrebbe senza dubbio generare un boom nel mercato del lavoro, così come una base di gettito fiscale per un Paese scosso dalle notizie di incertezza economica del post-Brexit. Ed una tassa sull'uso ricreativo della marijuana farebbe meraviglie per risanare un servizio sanitario nazionale zoppicante.

La creazione di una regolamentazione per il CBD potrebbe senza dubbio generare le premesse per la regolamentazione di un'intera industria – proprio come il mercato del Colorado (sebbene là si sia trattato del pieno uso ricreativo del THC) ha cominciato a creare lo stesso effetto per il resto del Paese due anni fa. Potrebbe essere con questa mossa che il governo britannico, così come l'istituzione medica, hanno ammesso ciò che era evidente, ed abbiano deciso di approfittare di un cambiamento globale dell'atteggiamento nei confronti dell'erba.

Con tutti i Paesi a maggioranza anglofona del pianeta (dagli USA al Canada, al Sud Africa ed all'Australia, più naturalmente Israele) che in questo momento avanzano risolutamente verso un qualche tipo di riforma, i cittadini britannici non sono certo a corto di informazioni sulle riforme in corso altrove.

La pressione che ciò genera, verso l'attuazione di una qualche riforma – sebbene il CBD sia solo il primo timido passo – sta qui ovviamente cominciando ad avere un impatto sul governo.

La questione è di sapere a cosa somiglierà la riforma – a cominciare dal CBD – e quanto rapidamente verrà attuata, o in che modo.

 

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