La natura psicotropa della cannabis ha modificato radicalmente il nostro modo di percepire la realtà. Quest'erba alimenta le capacità creative, ci permette di osservare il mondo da una diversa prospettiva e suscita profonde riflessioni esistenziali. Non c'è quindi da meravigliarsi che, nel corso dei secoli, le religioni abbiano utilizzato la cannabis per facilitare una connessione con il divino.

Quando si ferma a riflettere sulla vera essenza della realtà, la mente umana inizia a vacillare. Non esiste una risposta chiara ed esaustiva sul senso della vita. L'intera specie umana naviga attraverso lo spazio infinito, sopra un blocco di roccia e lava solidificata. Contro ogni aspettativa, questo veicolo cosmico ha sviluppato un sottile strato di atmosfera, consentendo lo sviluppo di forme di vita, che con il passare del tempo si sono diversificate in milioni di specie di funghi, piante ed animali.

Poi sono apparsi gli esseri umani, creature bizzarre e singolari. In qualche modo, un primate bipede ha acquisito consapevolezza di sé. Ciò ha permesso all'essere umano di sviluppare il linguaggio, la capacità di riflessione, ma anche pensieri astratti su altre realtà, esseri superiori e progetti intelligenti.


La nascita delle religioni

Migliaia di anni fa, i nostri antenati erano in stretta connessione con l'ambiente naturale che li circondava. Senza le distrazioni dell'era contemporanea, le loro vite erano governate da fenomeni naturali, volontà divine e superstizioni. In tutto il pianeta, gli esseri umani svilupparono le religioni come strumento per decifrare ed interpretare i misteri del mondo.

Secondo alcuni studiosi, le religioni emersero dopo lunghi processi evolutivi. Ma gli accademici eversivi propongono idee più controverse. Terence McKenna espone la sua teoria della scimmia ebbra, secondo la quale il consumo di funghi contenenti psilocibina avrebbe favorito lo sviluppo di pensieri astratti, relativi a divinità e dimensioni spirituali.

Altri ricercatori, tra cui lo psicologo evoluzionista Robin Dunbar, ritengono che le religioni derivino da un adattamento sociologico. Secondo Dunbar, le religioni esprimevano un “adattamento a livello di gruppo”, capace di “agire come collante sociale per tenere unite le popolazioni”.

Indipendentemente dalle origini della religione, la cannabis ha sicuramente svolto un ruolo essenziale in molti culti dell'antichità. Ma quest'erba viene usata per scopi spirituali ancora oggi. Scopriamo in che modo le varie religioni, emerse nel corso dei secoli, hanno utilizzato la cannabis durante rituali e preghiere.

La ganja nelle pratiche spirituali dell'antica Cina

L'antica Cina è il luogo in cui è stato riscontrato il primo utilizzo storico della cannabis. Prima della nascita di religioni strutturate e complesse, gli abitanti di quest'area abbracciavano una visione del mondo sciamanista e animista, come quella che caratterizzò la Cultura di Yangshao, nel bacino del Fiume Giallo. Qui, le antiche tombe risalenti al 4.500–3.750 a.C. contengono corredi funerari[1] che indicano una probabile fede nell'aldilà.

Nelle credenze spirituali dei popoli dell'antica Cina erano presenti tratti animisti, infatti a molti fenomeni ed elementi naturali venivano attribuite qualità divine. Questo sistema arcaico si espanse, culminando in un pantheon composto da oltre 200 divinità. Inoltre, a quell'epoca le persone credevano fermamente nei fenomeni soprannaturali e in particolar modo ai fantasmi, al culto degli antenati, agli spiriti dei draghi e alle divinazioni.

Nell'antica Cina esistevano anche gli sciamani. Si riteneva che questi mistici personaggi, chiamati “wu”, fossero in grado di controllare gli eventi atmosferici e di comunicare con gli spiriti, e trascorressero gran parte del tempo a raccogliere erbe magiche, per curare le malattie.

Non è del tutto chiaro quale ruolo ricoprisse la cannabis in questo mondo fatto di spiriti, divinità e magia. Tuttavia, alcune prove indicano che la ganja fosse in qualche modo connessa alla spiritualità. Nelle tombe Yanghai, risalenti a 2.500 anni fa e situate nella zona nord-occidentale della Cina moderna, sono state ritrovate foglie, gemme e fiori di cannabis. La struttura cellulare e i tricomi[2] di questi resti vegetali sono rimasti intatti dopo millenni.

La presenza della cannabis nelle tombe suggerisce un utilizzo della pianta a scopo spirituale. È quindi possibile che l'erba fosse parte integrante dei rituali sciamanici ed animisti nell'antica Cina. Tuttavia, molti reperti potrebbero essere andati distrutti migliaia di anni fa, e sarebbe quindi impossibile determinare con esattezza come, e quando, queste culture usarono la cannabis per scopi spirituali.

La ganja nelle pratiche spirituali dell'antica Cina

Taoismo e cannabis

Il principio alla base del Taoismo è: Segui il flusso. Secondo l'ideologia taoista, l'universo è un enorme groviglio di forza cosciente[3]. Il “Tao” stesso è la sorgente, la sostanza e l'energia fondamentale che scorre ed anima ogni cosa. Basandoci su questo concetto isolato, potremmo pensare che, per giungere ad una tale conclusione cosmica, sia stata consumata parecchia ganja.

La nascita del Taoismo risale al IV secolo a.C., in Cina. Secondo gli storici, il fondatore di questa religione fu l'antico filosofo e scrittore cinese Lao Tzu (la cui esistenza non è ancora stata confermata). Chi segue i precetti del Taoismo cerca di vivere con naturalezza, semplicità e spontaneità. I seguaci di questa tradizione attribuiscono molta importanza ai cosiddetti Tre Tesori: compassione, sobrietà ed umiltà.

I taoisti praticano anche l'alchimia, intesa come mezzo per ottenere l'immortalità. Partecipano a rituali, esercizi e viaggi spirituali in stato di estasi, ritenuti utili per allinearsi con le forze cosmiche ed estendere la durata della vita.

L'antica Cina è il luogo in cui è stato riscontrato il primo utilizzo della cannabis, e le pratiche taoiste sembrano piuttosto astratte ed allucinate, quindi è logico pensare che la cannabis abbia ricoperto un ruolo importante per questa religione. Infatti, a quanto pare, i taoisti non disdegnavano affatto quest'erba.

Alcune sette personificavano la cannabis, ritraendola come una divinità. Durante la dinastia Tang, il culto di Magu (Signora Canapa) associò questo xian (immortale) taoista all'elisir di lunga vita. Secondo la leggenda, Magu dimorava nel sacro Monte Tai, e i suoi seguaci raccoglievano cannabis nel settimo giorno del settimo mese, in sincronia con i banchetti taoisti.

Dai testi taoisti emerge l'importanza della cannabis in questa visione del mondo. L'enciclopedia taoista Wushang Biyao (traducibile in “Segreti Supremi Essenziali"), composta nel 570 d.C., documenta l'utilizzo della cannabis nei bruciatori per incenso, durante i rituali, e la tendenza dei taoisti ad inalare fumo per alterare la propria coscienza.

Shintoismo: Cannabis e spiritualità nell'antico Giappone

Il Giappone vanta un lungo rapporto con la pianta di canapa. Le popolazioni autoctone dell'isola utilizzavano la canapa per realizzare cesti ed indumenti e ne consumavano i semi. Non c'è quindi da meravigliarsi che l'antica religione dello Shintoismo tenesse la cannabis in grande considerazione.

Lo Shintoismo, o “via del divino”, è la religione indigena del Giappone, antica quanto la nazione stessa. Si tratta di un culto decentralizzato, notevolmente diverso dagli altri sistemi di credenze. La religione non è stata fondata da una sola persona, e i riti e preghiere che la caratterizzano sono unici ed inconsueti. Lo Shintoismo è emerso in modo organico dalla cultura e dal popolo giapponese. I seguaci credono negli spiriti sacri, chiamati kami, che assumono le sembianze di elementi naturali, organismi e strutture, come montagne, vento ed alberi.

Nello Shintoismo non sono presenti rigide leggi morali, e non esiste una dottrina inflessibile riguardo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questa religione accetta l'imperfezione dell'essere umano, ed è basata su una visione del mondo spirituale e superstiziosa. Gli uomini vengono considerati fondamentalmente buoni, ma possono cadere vittima degli spiriti malvagi.

Come può un comune mortale proteggersi da questi tremendi avversari? Con un po' di ganja, ovviamente! Nello Shintoismo, la cannabis racchiude un significato spirituale. Secondo i seguaci, quest'erba è in grado di scacciare gli spiriti maligni. I sacerdoti shintoisti sventolano rami di cannabis sui soggetti posseduti per esorcizzare le entità malefiche.

Shintoismo: Cannabis e spiritualità nell'antico Giappone

Buddhismo e marijuana

I buddisti hanno punti di vista diversi nei confronti della cannabis. Alcune sette sono più aperte all'utilizzo della pianta, mentre altre si oppongono fermamente al consumo di ganja. Al di là di queste opinioni contrastanti, la cannabis ha svolto un ruolo importante nella vita del Buddha: durante il suo percorso verso l'illuminazione, Gautama Buddha seguì una dieta costituita da un seme di canapa al giorno, per sei anni.

La religione buddhista è emersa nell'antica India tra il VI e il IV secolo a.C. Gli insegnamenti del Gautama Buddha si sono ampliati nel corso del tempo, dando origine a numerose tradizioni e pratiche spirituali. I principi chiave del Buddhismo includono il karma, la rinascita, la liberazione dal ciclo delle rinascite e il raggiungimento del nirvana (la liberazione dal dolore).

I buddhisti seguono anche una serie di regole, conosciute come i Cinque Precetti. Il quinto precetto proibisce esplicitamente l'assunzione di alcol e droghe. Pertanto, questa regola dovrebbe escludere definitivamente la cannabis dalla pratica buddhista. Tuttavia, nelle pagine del Mahakala Tantra (un testo suddiviso in otto capitoli) troviamo la prescrizione di cannabis ed altre sostanze psicoattive per scopi terapeutici.

Le tre principali tradizioni buddhiste osservano la cannabis da prospettive diverse.

  • Buddhismo Theravada

Il Theravada (Scuola degli anziani), è la forma di buddhismo più antica. Rispetto alle altre dottrine, questa scuola mantiene un approccio tradizionalista nei confronti della cannabis e rispetta rigidamente il Quinto Precetto, opponendosi apertamente all'assunzione di droghe.

  • Buddhismo Mahayana

Il buddhismo Mahayana[5] (Grande Veicolo) accetta le principali scritture e i primi insegnamenti buddhisti, ma ha aggiunto autonomamente nuove dottrine e testi sacri. La scuola Mahayana pone una maggiore enfasi sul percorso del bodhisattva (la strada verso il risveglio) ed adotta un atteggiamento più tollerante nei confronti della cannabis. Secondo il codice etico di questa dottrina, tutto ciò che è benefico per una persona deve essere accettato. Ciò indica anche un'apertura verso la marijuana a scopo terapeutico.

  • Buddhismo Vajrayana

La scuola Vajrayana (Buddhismo del veicolo adamantino) propone un percorso più rapido verso l'illuminazione, e pone l'accento sul concetto di karma. Questa scuola mostra l'approccio più indulgente nei confronti della cannabis e di altri tabù. Incoraggia i suoi seguaci a trovare la purezza in ogni cosa, incluso il sesso e le sostanze psicoattive come la marijuana.

Antico Egitto: possibili legami tra ganja e spiritualità?

Nell'antico Egitto, la spiritualità era incentrata su numerose divinità che controllavano la natura e la società umana. Gli egizi divinizzavano le forme di vita e gli elementi naturali, inclusi gli eventi atmosferici e le caratteristiche di alcuni animali. Molte pratiche spirituali erano volte ad ottenere la benevolenza degli dei, mentre altre erano incentrate sui faraoni, ritenuti in possesso di facoltà divine.

Gli antichi egizi usavano la cannabis per scopi industriali e terapeutici, ma l'esatto utilizzo cerimoniale e religioso dell'erba rimane ignoto. Ad ogni modo, gli archeologi hanno scoperto alcune prove dell'utilizzo della cannabis studiando i faraoni mummificati. I faraoni erano considerati delle divinità, pertanto questi ritrovamenti suggeriscono l'impiego della cannabis in contesti religiosi. Gli esperti hanno anche scoperto notevoli livelli di THC, oltre a cocaina e nicotina, in una mummia risalente al 950 a.C. Inoltre, sono emerse tracce di polline di cannabis sulla mummia di Ramesses II[6], morto nel 1213 a.C.

Induismo e assunzione di cannabis per via orale nell'antichità

Induismo e assunzione di cannabis per via orale nell'antichità

Nell'Induismo, cannabis e spiritualità procedono di pari passo. Questo culto risale ad oltre 4.000 anni fa, ed è una delle religioni più antiche del mondo. I principi cardine dell'Induismo includono la reincarnazione, il karma, l'esistenza dell'anima (atman) e la salvezza alla fine del ciclo delle rinascite (moksha).

L'Induismo approva la cannabis come sacramento, obolo e sostanza contenente il sangue di Shiva, uno dei componenti della trinità indù. Anche i Veda, testi sacri dell'Induismo, confermano la sacralità della cannabis. In queste antiche scritture vengono inserite cinque piante sacre. La cannabis è una di esse, ed alcuni indù credono che un angelo guardiano dimori sulle sue foglie. I Veda descrivono la cannabis come un “liberatore” ed una “fonte di gioia”.

Anche il bhang svolge un ruolo importante durante le festività induiste. Questa bevanda psicoattiva contiene cannabis, latte ed altre erbe aromatiche, e genera uno stato di coscienza alterato durante lo Shivratri (la notte di Shiva) e l'Holi (il festival dei colori).

Ebraismo e marijuana

La religione monoteista dell'Ebraismo ha molti elementi in comune con il Cristianesimo. Sebbene gli Ebrei non riconoscano Gesù come il Messia (una delle principali differenze che li separa dai Cristiani), essi ammettono l'importanza del perdono, della preghiera, del digiuno e dell'obbedienza alle leggi di Dio.

L'utilizzo di cannabis nella tradizione ebraica antica è tuttora oggetto di dibattito. Nel 2020, alcuni archeologi israeliani hanno trovato tracce di cannabis su manufatti custoditi in un tempio dell'ottavo secolo a.C. a Tel Arad. Secondo alcuni ricercatori, il “kaneh bosem”, una pianta citata nel Libro dell'Esodo, e da cui veniva estratto l'olio sacro per le unzioni, si riferisce alla cannabis. Altri studiosi rifiutano questa tesi e sostengono che si tratti di un'altra specie vegetale.

Indipendentemente da come veniva usata la cannabis dagli antichi popoli ebraici, i rabbini moderni esprimono pareri differenti nei confronti della cannabis. Nel 1978, il rabbino ortodosso Moshe Feinstein ha ricordato che la cannabis è proibita dalla legge ebraica, poiché impedisce ai fedeli di pregare e studiare la Torah. Altri rabbini adottano un atteggiamento più tollerante. Alcuni sono totalmente a favore della cannabis terapeutica, ed affermano che l'erba può essere considerata sostanza kosher durante la Pasqua ebraica.

Ebraismo e marijuana

Cristianesimo e cannabis

Come l'Ebraismo, anche il Cristianesimo esprime pareri contrastanti nei confronti della cannabis. Gli orientamenti più moderati, tra cui gli Ortodossi, i Cattolici ed alcune chiese Protestanti, condannano l'uso della cannabis. Tuttavia, altre dottrine Protestanti, come la Chiesa Presbiteriana, la Chiesa Unita di Cristo e la Chiesa Episcopale, approvano l'utilizzo di cannabis terapeutica.

Secondo alcuni studiosi, la Bibbia cita indirettamente la cannabis: “Ecco io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra e ogni albero che abbia frutti portatori di seme; questo vi servirà di nutrimento”. A questa presunta autorizzazione all'utilizzo della cannabis si contrappongono però altri passaggi, come in Pietro 5:8: “Siate sobri, vegliate, perché il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare.”

Alcuni studiosi delle Sacre Scritture forniscono ulteriori spunti a supporto della cannabis. Basandosi sui riferimenti all'erba kaneh bosem, sostengono che Gesù e i suoi discepoli usarono la cannabis come ingrediente per l'olio della sacra unzione.

Spiritualità e cannabis nella religione islamica

La religione islamica adotta pratiche tradizionali e conservatrici, ma pone la cannabis in una zona grigia. Il Corano, il principale testo sacro dell'Islam, utilizza il termine “haram” per proibire determinati comportamenti, tra cui il consumo di alcol. Il profeta Maometto riconobbe le proprietà terapeutiche dell'alcol, ma dichiarò anche che il suo potenziale peccaminoso superava di gran lunga qualsiasi beneficio.

Allora, perché Maometto non ha vietato l'utilizzo della marijuana? A quanto pare, non sapeva che questa pianta esistesse. I popoli di India ed Iran usavano la cannabis come sostanza inebriante già nel 1.000 a.C., ma quelli del Medio Oriente iniziarono ad usare l'hashish solo 1.800 anni dopo[7], ovvero due secoli dopo la morte di Maometto.

Tuttavia, Maometto affermò in uno dei suoi hadiths (racconti): “Qualunque sostanza provochi intossicazione in grandi quantità, una sola manciata di essa è haram”. Se il profeta fosse stato a conoscenza della cannabis, probabilmente l'avrebbe considerata haram, come l'alcol.

La cannabis svolse comunque un ruolo spirituale nella branca mistica dell'Islam. I seguaci del cosiddetto Sufismo adottavano uno stile di vita ascetico, rinunciando ai beni terreni e cercando di purificare l'anima attraverso digiuno e preghiera.

Il santo sufi persiano Qutb ad-Dīn Haydar sviluppò una vera e propria passione per la cannabis, favorendone la diffusione in tutto il mondo islamico. Secondo la leggenda, Haydar trovò una pianta di cannabis mentre passeggiava nelle campagne, e scoprì la natura divina e radiosa della pianta[8]. Dopo averne apprezzato i piacevoli effetti, Haydar disse ai suoi discepoli: “Dio Onnipotente vi ha concesso le virtù di questa pianta, che allontanerà le ombre dalla vostra anima ed illuminerà il vostro spirito”.

Secondo alcuni ricercatori, Haydar desiderava mantenere segreti gli effetti della cannabis. Ma la voce si sparse rapidamente, al punto che l'utilizzo della marijuana a scopo spirituale si diffuse in Siria, Egitto ed Iraq, dove la pianta fu soprannominata “Signora di Haydar”.

Il culto dei morti nella religione sciita e l'uso cerimoniale della cannabis

Il culto dei morti nella religione sciita e l'uso cerimoniale della cannabis

Ah, gli Sciiti. Tutti gli appassionati di storia si divertiranno a studiare questa civiltà in stile Dothraki. Questa popolazione nomade di guerrieri ariani a cavallo era stanziata nella steppa pontico-caspica, una regione che si estende dalle coste settentrionali del Mar Nero al Kazakhstan occidentale.

Quando le tribù sciite non stavano collaudando nuovi archi letali o conquistando civiltà ostili, trascorrevano il tempo consumando cannabis. Tuttavia, essi usavano la cannabis anche per scopi più austeri, ad esempio durante le cerimonie funebri. Dopo la sepoltura, gli sciiti eseguivano un rituale di purificazione, sedendosi all'interno di tende sature di fumo di cannabis.

L'antico scrittore greco Erodoto descrisse questo rituale: “…gli sciiti prendono alcuni semi di canapa, strisciano sotto i tendaggi e sistemano i semi su pietre incandescenti”. Egli illustrò anche gli apparenti effetti di questa cerimonia: “Gli sciiti, trasportati da questo fumo, gridano a gran voce”.

La cannabis nel paganesimo germanico

Il paganesimo germanico si riferisce alla religione praticata dai popoli germanici dall'Età del Ferro fino al Medioevo. Le popolazioni germaniche, ricche di mitologia e folklore, adoravano un ampio pantheon di divinità[9], inclusi Odino, Thor, Balder, Loki e Freia. Per placare l'ira degli dèi, praticavano spesso dei rituali lugubri, inclusi i sacrifici umani.

Non esistono molte prove dell'utilizzo della cannabis nel paganesimo germanico. Tuttavia, è possibile che i praticanti associassero la cannabis a Freia, la dea nordica dell'amore e della fertilità.

Rastafari: la cannabis come sacramento

Non possiamo scrivere un articolo su cannabis e religione senza citare la fede rastafari. Il Rastafarianesimo è un credo religioso che approva l'utilizzo di cannabis ed ha molti elementi in comune con l'Ebraismo e il Cristianesimo. La Bibbia è il principale libro sacro della dottrina rastafariana. I rasta sono monoteisti ed adorano Jah, abbreviativo di Jehovah, il nome di Dio citato nella Bibbia. Tuttavia, l'ideologia Rasta è diversa dal Cristianesimo, in quanto considera Haile Selassie, Imperatore d'Etiopia tra il 1930 e il 1974, il secondo avvento di Cristo.

I rastafariani vivono rispettando alcuni precetti specifici. Molti devoti seguono un'alimentazione Ital, incentrata su cibo biologico e naturale. Quasi tutti seguono le leggi indicate nel Levitico, ed evitano di assumere carne di maiale e crostacei, mentre altri adottano un'alimentazione vegetariana o vegana.

La cannabis è un elemento importante nelle cerimonie spirituali rastafariane. I rasta fumano cannabis in modo rituale. Spesso utilizzano l'erba durante le cerimonie di “grounding”. Questi raduni hanno lo scopo di rafforzare i legami tra i seguaci rastafariani. Di solito durante questi eventi si suonano tamburi, si fuma cannabis e si intonano degli inni.

Secondo il culto rastafariano, diversi passaggi della Bibbia si riferiscono alla cannabis. I rastafariani considerano questa pianta come un sacramento, capace di infondere sensazioni di pace ed amore, favorire l'introspezione ed agevolare la scoperta della divinità interiore.

Rastafari: la cannabis come sacramento

Canteismo: Una religione basata su marijuana e spiritualità

La cannabis ha svolto un ruolo marginale nelle religioni del passato, ma è diventata il fulcro teologico in alcuni culti moderni. La religione emergente del Canteismo utilizza la marijuana come sacramento per promuovere il senso di comunità e connessione.

Il Canteismo è stato fondato nel 1996 dall'attivista pro-cannabis Chris Conrad. Questo culto è sostanzialmente privo di dogmi, ma possiede alcuni codici e rituali approssimativi che combinano marijuana e spiritualità. Ecco come si svolge una classica funzione canteista: i partecipanti si incontrano la domenica pomeriggio, ed ognuno porta alcuni fiori di cannabis da condividere con gli altri. L'altare è composto da una pianta vivente ed alcune corde di canapa.

Per iniziare la cerimonia, i partecipanti si dispongono in cerchio e professano il loro credo. L'officiante dichiara: “Rendo grazie alla Cannabis come sacramento, che utilizzo per connettermi con me stesso e la comunità”. Gli alti partecipanti rispondono: “Per questo noi la condividiamo, in segno di gratitudine e profondo rispetto per i suoi fiori potenti”.

External Resources:
  1. Religion in Ancient China - World History Encyclopedia https://www.worldhistory.org
  2. A new insight into Cannabis sativa (Cannabaceae) utilization from 2500-year-old Yanghai Tombs, Xinjiang, China - ScienceDirect https://www.sciencedirect.com
  3. Taoism | National Geographic Society https://www.nationalgeographic.org
  4. The Secret History of Cannabis in Japan https://apjjf.org
  5. Mahayana Buddhism - World History Encyclopedia https://www.worldhistory.org
  6. Drug History Timeline https://drugtimeline.ca
  7. HASHISH IN ISLAM https://europepmc.org
  8. HASHISH IN ISLAM https://europepmc.org
  9. Germanic religion and mythology - Beliefs, practices, and institutions | Britannica https://www.britannica.com
Liberatoria:
Questo contenuto è solo per scopi didattici. Le informazioni fornite sono state tratte da fonti esterne.

HAI PIÙ DI 18 ANNI?

I contenuti di RoyalQueenSeeds.com sono adatti solo ad un'utenza adulta e nel rispetto delle leggi locali.

Assicurati di avere un'età consentita dalle leggi vigenti nel tuo paese.

Cliccando su ENTRA, dichiari
di avere
più di 18 anni.