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L’infiammazione e le malattie ad essa correlate possono essere profondamente debilitanti ed incredibilmente dolorose. Sebbene alcuni farmaci siano efficaci nelle terapie, quelli più potenti possono causare effetti collaterali piuttosto sgradevoli se usati per lunghi periodi. Pertanto, c’è la necessità di trovare trattamenti sicuri ed efficaci che possano essere usati per disturbi cronici o addirittura per tutta la vita.

In questo articolo esamineremo la potenziale relazione tra cannabis (in particolare THC e CBD), sistema endocannabinoide, infiammazione e malattie autoimmuni.

Cos’è l’infiammazione?

In parole povere, l’infiammazione è il modo in cui il sistema immunitario protegge e combatte le infezioni. Quando vi fate male, l’area diventa rossa e gonfia. Questo è il risultato della maggiore pressione sanguigna nell’area danneggiata, dove il sangue trasporterà un esercito di globuli bianchi. Queste cellule immunitarie circondano subito la lesione ed affrontano qualsiasi forma di infezione che possa manifestarsi.

Internamente, questo processo può verificarsi anche intorno agli organi o persino nei vasi sanguigni. In sostanza, tutte le parti del corpo in cui l’organismo sospetta che vi sia un disturbo finiscono per infiammarsi.

A causa dell’ingente numero di farmaci commercializzati come antinfiammatori e della nostra opinione generale sulle infiammazioni, potreste credere che l’infiammazione sia una cosa negativa. Ma, generalmente, è positiva, in quanto ci protegge dalle malattie. Tuttavia, a volte, l’infiammazione può diventare patologica.

Quali tipi di infiammazione esistono?

L'infiammazione è divisa in due grandi categorie: acuta e cronica.

Generalmente, l'infiammazione acuta si verifica come conseguenza di una malattia o di un infortunio e può passare dall’essere lieve a grave, della durata di un solo giorno ad alcune settimane. Di solito, scompare una volta che il corpo ritorna allo stato in cui si trovava prima della causa dell’infiammazione.

A volte, a causa di una malattia in corso o di una disfunzione autoimmune, l’infiammazione può durare a lungo, avere un impatto negativo sul benessere e portare persino alla morte. In questi casi, è nota come infiammazione cronica, seguita da tutta una serie di altri effetti negativi sulla salute.

  • Malattie autoimmuni

Le malattie autoimmuni si verificano quando il sistema immunitario del corpo attacca erroneamente parti del corpo che non sono infette. Ciò può causare delle infiammazioni croniche ed essere incredibilmente pericoloso e debilitante.

Quali sono i sintomi dell’infiammazione?

I sintomi dell’infiammazione cronica e le sue varie complicazioni sono ampi e complessi. Per quanto riguarda l’infiammazione acuta, ci sono alcuni sintomi comuni, molti dei quali sono localizzati in una determinata area.

I sintomi dell’infiammazione acuta includono:

Gonfiore Maggiore sensibilità nell’area interessata
Calore Arrossamento
Mal di testa

I sintomi dell’infiammazione cronica includono:

Fatica Disturbi dell'umore
Disordini gastrointestinali Dolore fisico
Aumento di peso Infezioni frequenti

L'infiammazione è pericolosa?

Nella maggior parte dei casi di tutti i giorni, l’infiammazione è benefica e non c’è nulla di cui preoccuparsi. Tuttavia, l’infiammazione cronica può diventare pericolosa. In questi casi, potrebbe essere necessario assumere dei farmaci per modulare l’infiammazione e riportare il corpo ad uno stato più equilibrato e sano. 

Quali sono i trattamenti disponibili per l’infiammazione?

Ci sono molti trattamenti per l’infiammazione. Alcuni possono essere acquistati in farmacia senza ricetta, mentre altri richiedono la prescrizione medica. 

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THC: 0,02%
CBD: 30%
CBD per goccia: 15 Mg
Vettore: MCT Oil

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Medicine che trattano le infiammazioni: FANS e steroidi

I farmaci che trattano l’infiammazione si dividono in due categorie: farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e steroidi.

  • Proprietà ed effetti collaterali dei FANS

Per le infiammazioni lievi ed acute, ci sono farmaci efficaci e di facile accesso. Gli antinfiammatori più diffusi rientrano nella categoria FANS, il più famoso dei quali è l’ibuprofene. Questo farmaco rientra nell’elenco dei farmaci essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Utilizzato per trattare un’ampia gamma di problemi di salute, l’ibuprofene (e i FANS in generale) sono tra i farmaci più comunemente prescritti ed utilizzati al mondo.

Sebbene considerati molto sicuri, possono avere effetti collaterali:

Ulcere allo stomaco e sanguinamento gastrointestinale Arresto cardiaco
Insufficienza renale  Insufficienza epatica
Danni durante le ultime settimane di gravidanza

Sebbene questi effetti collaterali siano gravi, sono estremamente rari se assunti nel modo suggerito. Nel complesso, si tratta di farmaci molto sicuri. 

  • Proprietà ed effetti collaterali degli steroidi

Gli steroidi, o corticosteroidi, sono potenti farmaci che possono ridurre notevolmente l’infiammazione. Imitano l’ormone cortisolo, che viene prodotto naturalmente nella ghiandola surrenale del nostro corpo. In genere, richiedono una prescrizione medica e tendono ad essere usati per infiammazioni gravi o croniche.

Non vi verranno mai prescritti degli steroidi per un mal di testa o un taglio dolorante, ma potreste averne bisogno per trattare un’infiammazione a lungo termine o una malattia autoimmune. È interessante notare che gli steroidi riducono anche la funzione immunitaria e combattono l’infiammazione, il che li rende doppiamente utili nel caso di malattie autoimmuni ed infiammazioni.

Come i FANS, gli steroidi sono generalmente considerati sicuri. Tuttavia, il loro uso dev’essere controllato e durare pochi giorni.

Gli effetti collaterali possono includere:

Insonnia Cambiamenti dell’umore
Maggiore appetito Acne
Aumento del rischio di infezioni

A causa dell’aumento dei livelli di cortisolo introdotto artificialmente, a lungo termine il corpo potrebbe smettere di produrre la propria scorta se l’apporto di steroidi dovesse continuare. Questo può rivelarsi estremamente dannoso e comporta una serie di effetti collaterali vari e gravi, tra cui:

Glaucoma Atrofia muscolare 
Immunosoppressione Alterazioni ossee
Spostamento dei fluidi Cambiamenti di personalità
Aumento della crescita dei peli del corpo Alterazione del colore e assottigliamento della pelle

Cibi naturali che possono ridurre l’infiammazione

Quando ingeriamo degli alimenti, nell’intestino si sviluppano colonie di diversi batteri che possono incidere sulle infiammazioni in tutto il corpo. Si ritiene che alcuni, come i carboidrati, aumentino l’infiammazione, mentre altri abbiano la capacità di ridurla, come gli esempi che seguono:

Frutta e verdura Noci e semi
Caffè, cacao e tè verde

A quanto pare, sono i polifenoli e gli antiossidanti di questi alimenti a causare gli effetti antinfiammatori previsti. Infatti, seguire una dieta sana è uno dei modi migliori per mantenersi in buona salute.

La cannabis incide sulle infiammazioni?

La cannabis e i suoi cannabinoidi costituenti sono oggetto di ricerche per il loro impatto sulle infiammazioni nel corpo umano. La ricerca è in corso e dobbiamo ancora comprendere appieno questa relazione. Tuttavia, quello che sappiamo, è che l’infiammazione è correlata al sistema endocannabinoide (SEC).

Che cos’è il SEC e in che modo è correlato all’infiammazione?

Il SEC è una rete di recettori, molecole di segnalazione (endocannabinoidi) ed enzimi che si estende in tutto il corpo. I due principali tipi di recettori, CB1 e CB2, si trovano principalmente nel sistema nervoso centrale e nel sistema immunitario, rispettivamente. Ma possiamo trovarli in tutto il corpo.

Questi recettori rispondono agli endocannabinoidi prodotti dall’organismo, vale a dire l’anandamide (AEA) e il 2-arachidonoilglicerolo (2-AG). Non è un caso che l’infiammazione sia uno dei fattori scatenanti a provocare il rilascio di endocannabinoidi[1].

Tuttavia, la relazione è ancora più complessa. I due principali endocannabinoidi appena menzionati non sono gli unici composti ad esercitare un effetto. Anche l’N-arachidonilglicina (NAGly), che deriva dall’anandamide, agisce sul recettore orfano accoppiato alla proteina G (GPR18).

È stato dimostrato che la stimolazione del GPR18 con l’NAGly è in grado di attivare la citosi dei macrofagi[2], il processo mediante il quale le cellule immunitarie del corpo ingeriscono e distruggono le cellule estranee. Inoltre, accelera la risoluzione, riducendo potenzialmente l’infiammazione.

Questa ricerca evidenzia quanto ci sia ancora da scoprire sulle infiammazioni, poiché non è ancora chiaro se questo sia il processo attraverso il quale l’infiammazione naturale termina o meno.

Che cos’è il SEC e in che modo è correlato all’infiammazione?

Il legame tra il SEC e i problemi infiammatori

L’intera portata del ruolo del SEC nell’infiammazione è un’area della biologia poco conosciuta e, quindi, sarebbe da irresponsabili fare delle affermazioni precipitate al riguardo. Ma possiamo esaminare quello che sappiamo.

Le cellule immunitarie di tutto il nostro corpo hanno la più alta concentrazione di recettori CB2. Quindi, si ipotizza che questi recettori svolgano un ruolo nella modulazione della risposta e del comportamento delle cellule immunitarie. In altre parole, potrebbero risultare essenziali nel controllo della risposta immunitaria complessiva del corpo, inclusa l’infiammazione[3].

Le esatte implicazioni che questo potrebbe avere sono oggetto di ampi dibattiti, ma è possibile che sfruttando e controllando questo processo si possa aprire la porta a nuovi trattamenti per un’ampia gamma di infiammazioni croniche e malattie autoimmuni.

Infatti, alle basse concentrazioni di endocannabinoidi circolanti nell’organismo sono stati addirittura associati alcuni disturbi correlati all’infiammazione, tra cui emicrania e SII[4] (“sindrome dell'intestino irritabile”, anche conosciuta con la sigla inglese IBS). E questi sono solo alcuni dei problemi di salute che i ricercatori stanno collegando alla teoria della “carenza clinica di endocannabinoidi”.

Per capire quanto possano essere varie e ad ampio raggio le malattie legate all’infiammazione, considerate l’elenco sottostante:

Artrite reumatoide Cancro
Fegato (epatite cronica) Malattie dell’apparato digerente e dell’intestino, in particolare il colon (Crohn, SII ecc.)
Polmoni (infiammazione umida e secca) Muscoli (lesioni)
Pelle (eczema, acne) Emicranie (cefalea a grappolo)
Cuore (miocardite) Dolore mestruale
Endometriosi

Nonostante le loro differenze, in tutti questi problemi di salute il sistema immunitario interviene e provoca l’infiammazione in una determinata zona del corpo che, in una certa misura, coinvolge intrinsecamente il SEC. Ora, è necessario ribadire che questo non sempre è un aspetto negativo e, di conseguenza, non dovremmo cercare di rallentare il sistema immunitario fino a non farlo più funzionare, altrimenti possiamo rischiare la vita. Tuttavia, ci sono molti casi in cui faremo bene a modularlo.

I cannabinoidi della cannabis influiscono sull’infiammazione?

Al momento, la ricerca non è sufficientemente completa per trarre conclusioni definitive sull’impatto dei cannabinoidi della cannabis sulle infiammazioni. Tuttavia, le ricerche esistenti tentano di chiarire questa relazione sfaccettata tra la pianta di cannabis ed il sistema immunitario in generale.

Ci sono oltre 100 cannabinoidi nelle piante di cannabis e sappiamo molto poco della maggior parte di loro. Oggi, parleremo dei due più famosi: THC e CBD. Tuttavia, è essenziale cercare di capire di più sugli altri composti nella pianta, poiché potrebbero aprire la strada a nuove ricerche.

  • THC

Il THC è il cannabinoide più abbondante nella maggior parte delle piante di cannabis (esclusa la canapa). È anche il diretto responsabile degli effetti psicotropi. Agonista dei recettori CB1, si pensa che agisca imitando l’anandamide, sebbene sia più potente e meno facile da metabolizzare.

Il THC è stato studiato per il suo impatto sull’apoptosi cellulare nei topi[5]. L’apoptosi è il processo mediante il quale il corpo dice alle cellule disfunzionali di procedere al “suicidio cellulare”. Questo processo impedisce loro di riprodursi. Ad esempio, il cancro implica la riproduzione di cellule difettose, che in circostanze sane verrebbero uccise dal processo di apoptosi.

Sia il THC che il CBD sono stati studiati per il loro effetto sulla proliferazione dei linfociti e sulla[6] produzione di citochine infiammatorie. Entrambi questi processi hanno un impatto sull’infiammazione, da qui la necessità di metodi praticabili di modulazione. Ad esempio, coloro che convivono con il virus dell'HIV, anche quando è controllato con successo dai farmaci, devono ancora affrontare gli effetti dell’infiammazione cronica causata da una malattia autoimmune.

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  • CBD

Nei pazienti con sclerosi multipla (SM), i livelli di anandamide sono particolarmente elevati. Sebbene i meccanismi siano ancora sconosciuti, si sospetta che questo potrebbe essere il modo in cui il corpo cerca di ridurre la neuroinfiammazione. In alcuni studi su campioni murini, è emerso che i topi con i recettori CB1 (quelli a cui l’anandamide si lega più facilmente) manomessi mostravano un’infiammazione[7] significativamente maggiore rispetto a quelli con recettori CB1 funzionanti. Ciò indica che l’attivazione dei recettori CB1 potrebbe avere un ruolo nella modulazione dell’infiammazione.

Il CBD interagisce parzialmente con il corpo inibendo il FAAH[8], un acido grasso responsabile della degradazione dell’anandamide. Di solito, l’anandamide viene metabolizzata dal corpo rapidamente, limitando la sua potenza. Inibendo il FAAH, potremmo ottenere maggiori effetti dal nostro naturale apporto di anandamide. Non si sa ancora se e come potrebbe funzionare, ma apre la porta ad indagini mirate.

La ricerca ha anche osservato gli effetti del CBD e di altri cannabinoidi non psicotropi sulla produzione della proteina chemiotattica 2 dei monociti (MCP-2)[9], una citochina coinvolta nell’infiammazione, tramite il recettore CB2.

Come obiettivo di ricerca, il CBD è in vantaggio rispetto al THC in quanto non psicotropo (il che significa che non sballa). Infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha identificato come generalmente sicuro e con pochi rischi di abuso[10].

Cannabis ed infiammazione: Che relazione hanno?

Infiammazione e dolore

Accanto ad altri sintomi, uno di quelli più invadenti e debilitanti dell’infiammazione cronica è il dolore. L’eczema ed i problemi cutanei possono causare prurito e dolori incessanti. L’artrite reumatoide riduce la mobilità e può causare dolori lancinanti. Problemi intestinali come il morbo di Crohn possono causare estremo disagio... e l’elenco potrebbe continuare.

A prescindere che l’infiammazione sia la conseguenza di un’altra patologia, come il cancro, o sia lei stessa la patologia da trattare (come quando si ha un sistema immunitario disfunzionale), la chiave per ridurre il dolore in coloro che ne soffrono è tenere sotto controllo l’infiammazione.

Le patologie croniche non sono gli unici bersagli a cui puntare. Infatti, sebbene l’infiammazione acuta tenda ad essere meno problematica trattandosi di una risposta sana ad un disturbo, non sempre è così. Crampi mestruali, emicranie e dolori muscolari post-esercizio sono tutti esempi di infiammazione acuta che possono causare dolore meritevole di trattamento.

Queste sono solo alcune delle patologie legate all’infiammazione che possono causare dolore, da moderato a grave, in coloro che ne soffrono. Con questo in mente, scoprire trattamenti efficaci senza gravi effetti collaterali potrebbe migliorare la vita di molti.

Data l’influenza del SEC in molti dei processi alla base dei disturbi sopra menzionati, i ricercatori sono ansiosi di vedere se e come la modulazione potrebbe potenzialmente alleviare il dolore provato dai pazienti.

Come si può assumere la cannabis?

Ci sono diversi modi per assumere la cannabis. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la FDA non ha approvato i prodotti a base di cannabis come trattamento per determinati disturbi.

Indipendentemente da questo, i metodi più popolari per assumere cannabis sono i seguenti:

Fumare o vaporizzare Per via orale (edibili, capsule)
Spray orale Creme per uso topico
Oli sublinguali (il metodo più popolare di assunzione di CBD)

Ciascuno di questi metodi presenta vantaggi e svantaggi riguardo alla loro durata e alla loro biodisponibilità. Inoltre, vale la pena indagare sulla particolare natura di ciascun prodotto di vostro interesse. Ad esempio, se state acquistando un prodotto a base di CBD in un mercato legale, cos’altro contiene?

Alcuni prodotti sono realizzati con isolati di CBD, mentre altri sono estratti ad ampio spettro o a spettro completo, il che significa che contengono altri cannabinoidi e terpeni della pianta di cannabis. Sebbene non del tutto compresi, si ritiene che i prodotti a spettro completo traggano beneficio dal cosiddetto “effetto entourage”, che è fondamentalmente l’interazione olistica di tutti i diversi composti che agiscono in armonia.

La legalità della cannabis e dei cannabinoidi

La legalità della cannabis varia da Paese a Paese e anche da Stato a Stato negli USA. Prima di andare avanti e introdurre prodotti a base di cannabis nella vostra vita, assicuratevi di conoscere lo status giuridico della cannabis e degli altri cannabinoidi nel vostro Paese.

Sebbene la cannabis sia illegale in gran parte del mondo, il CBD può essere commercializzato liberamente nella maggior parte dei Paesi. Prodotti come gli oli di CBD sono spesso considerati legali se contenenti meno dello 0,2% (UE) e dello 0,3% (USA) di THC. Altri cannabinoidi tendono a non rientrare nemmeno nelle sostanze controllate. È importante notare che anche se l’UE ha fissato il limite allo 0,2%, le percentuali possono variare tra i Paesi europei. Quindi, fate sempre le dovute ricerche prima di portare un prodotto oltre confine.

Sebbene il CBD sia ampiamente legale, questo non vuol dire che sia sempre consigliato. Ad esempio, la FDA sconsiglia attivamente alle donne in gravidanza e in allattamento di usare il CBD in qualsiasi forma, poiché non è chiaro quale effetto possa avere sullo sviluppo di un bambino.

Allo stesso modo, solo perché un prodotto è legale non significa che sia benefico. A causa della natura non regolamentata dell’industria degli integratori, molti prodotti al CBD non saranno ciò che affermano, quindi è importante acquistare da fonti attendibili.

Cannabis, SEC ed infiammazione: Uno sguardo al futuro

È chiaro che il SEC svolge un ruolo nell’infiammazione e nelle malattie autoimmuni. Scoprire esattamente la loro interazione e come potrebbe essere usata a nostro beneficio è ancora oggetto di dibattito. Tuttavia, possiamo essere cautamente ottimisti per il futuro. Nonostante ciò, parlate sempre con un medico prima di cercare di autosomministrarvi cannabis per qualsiasi disturbo. Inoltre, non dovreste mai interrompere il trattamento senza prima consultare un dottore.

External Resources:
  1. Cannabinoids, inflammation, and fibrosis https://faseb.onlinelibrary.wiley.com
  2. The cannabinoid acids, analogs and endogenous counterparts - PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
  3. Cannabinoid CB2 receptors in the gastrointestinal tract: a regulatory system in states of inflammation https://bpspubs.onlinelibrary.wiley.com
  4. Clinical Endocannabinoid Deficiency Reconsidered: Current Research Supports the Theory in Migraine, Fibromyalgia, Irritable Bowel, and Other Treatment-Resistant Syndromes https://www.ncbi.nlm.nih.gov
  5. Delta9-tetrahydrocannabinol induces apoptosis in macrophages and lymphocytes: involvement of Bcl-2 and caspase-1 - PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
  6. Cannabinoids and inflammation: implications for people living with HIV - PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
  7. The endocannabinoid system is dysregulated in multiple sclerosis and in experimental autoimmune encephalomyelitis — Italian Ministry of Health https://moh-it.pure.elsevier.com
  8. Frontiers | Cannabidiol as a Promising Strategy to Treat and Prevent Movement Disorders? | Pharmacology https://www.frontiersin.org
  9. Anti-inflammatory Properties of Cannabidiol, a Nonpsychotropic Cannabinoid, in Experimental Allergic Contact Dermatitis - PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
  10. Cannabidiol (CBD) - Critical Review https://www.who.int
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