Il 26 dicembre 2018, la Thailandia ha legalizzato l'uso medico della cannabis, in quello che un legislatore ha definito "Il Regalo Di Capodanno Per Il Popolo Thailandese". Questa legge, approvata dall'Assemblea legislativa nazionale, che viene a sua volta nominata dalla giunta militare del paese, legalizzerà l'uso della cannabis per la medicina e la ricerca. Verrà consentito l'utilizzo della cannabis nella medicina tradizionale thailandese, per curare l'epilessia resistente ai farmaci, alleviare i sintomi della sclerosi multipla, per aiutare nella cura del cancro e per scopi di ricerca relativi al morbo di Parkinson ed al morbo di Alzheimer.

Questa mossa è la prima del sud-est asiatico, una regione nota per le leggi sulla droga severe e conservatrici. In Malesia, un uomo è stato condannato a morte per aver venduto olio di cannabis. Gli esportatori di cannabis rischiano la pena di morte anche in Indonesia e Singapore. In Thailandia, le leggi sono meno severe, ma ancora dure: fumare una sigaretta nel posto sbagliato può essere punito con pene fino ad un anno di carcere ed il contrabbando di droghe pesanti può essere punito con la condanna a morte.

La Thailandia non è sempre stata severa con le droghe. Infatti, la cannabis e la cultura thailandese sono storicamente connesse in modo intimo.

LA STORIA DELLA CANNABIS IN THAILANDIA

La maggior parte dei ricercatori teorizza che la cannabis sia arrivata in Thailandia dall'India, dato che entrambe le regioni si riferiscono alla pianta con un nome simile: "ganja". La cannabis è stata a lungo utilizzata in Thailandia come ingrediente in cucina, nel campo tessile e nella medicina. Era un ingrediente chiave nella zuppa thailandese “boat noodle”, chiamata anche "kuaytiaw reua", che conteneva: polpette di carne, radice di galanga, frattaglie di pesce, citronella e che era condita con la cannabis. I lavoratori la usavano come rilassante muscolare e le donne la utilizzavano per alleviare i dolori del parto. La parola "bong", che si riferisce alla pipa ad acqua lunga utilizzata per fumare l'erba, proviene dalla Thailandia.

La cannabis fu bandita con il “Cannabis Act” del 1935. Fu ulteriormente limitata con il “Psychotropic Substances Act” del 1975 e con il “Narcotics Act” del 1979, quando fu classificata come narcotico di classe 5. Chiunque fosse stato condannato per produrre, esportare o importare l’erba, era soggetto a 2–15 anni di reclusione o multe fino a 1,5 milioni di baht.

LA CANNABIS NELLA THAILANDIA MODERNA

Nonostante queste misure severe, la cultura della cannabis ha continuato a prosperare in Thailandia. L’erba viene apertamente venduta in molti bar e ristoranti di tutto il paese, con le forze dell'ordine che "chiudono un occhio" e che ricevono spesso tangenti. Nelle aree turistiche, conosciute come "terre dei sorrisi" dove i visitatori vanno in cerca di divertimento, molte attività offrono prodotti "felici" pieni di ganja.

La Thailandia ha persino una sua varietà autoctona che una volta prese d'assalto il mercato fiorente della coltivazione underground. Le sativa thailandesi vengono spesso incrociate per mantenere livelli alti di THC. Si possono identificare tramite i loro pistilli sottili, le cime color verde-marrone pallido e la produzione di uno sballo cerebrale chiaro che viene apprezzato in tutto il mondo. La marijuana tailandese viene spesso confezionata nei "Thai sticks", dei blunt grossi composti da cime avvolte attorno ad un bastone, che vengono poi arrotolati e fissati con le foglie prendisole della pianta stessa.

LE ORIGINI DELL’IMPEGNO PER LA LEGALIZZAZIONE

La spinta per la legalizzazione della cannabis in Thailandia arriva da una lunga attesa. Nel 2016, il ministro della Giustizia thailandese Paiboon Koomchaya ha chiesto al governo di depenalizzare la cannabis ed il kratom, un altro narcotico di classe 5 con effetti simili agli oppiacei. Non credeva che gli sforzi del governo fossero stati efficaci nel limitare l'uso di queste sostanze.

Questa proclamazione è arrivata sulla scia di una devastante "guerra alla droga", che è iniziata nel 2003 e che ha provocato migliaia di morti e arresti. La guerra alla droga è stata condotta con la politica "sparare per uccidere", con il primo ministro Thaksin Shinawatra che persuadeva ad applicarla con la giustizia biblica "occhio per occhio". Queste tattiche sono state condannate dallo Human Rights Watch che, come risposta, ha chiesto alle Nazioni Unite ed agli Stati Uniti di ritirarsi dalla Thailandia. Questa politica corre parallela alla guerra alla droga che si sta verificando nelle vicine Filippine, anche questa con effetti devastanti.

Gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo nel plasmare il corso dei rapporti giuridici della Thailandia con la cannabis. Negli anni '30, il governo americano criminalizzò la cannabis e spinse gli altri paesi del mondo a seguire il loro esempio. La US Drug Enforcement Administration (DEA) ha tre uffici in Thailandia ed ha fornito l’addestramento alla polizia thailandese durante la guerra contro la droga. Il passaggio verso la depenalizzazione in Thailandia sembra correlato ai cambiamenti culturali e legali che si verificano parallelamente negli Stati Uniti.

SFIDE IN CORSO

I legislatori thailandesi hanno ancora alcune sfide da affrontare sulla via della legalizzazione medica. Le richieste di brevetti da parte di ditte straniere rendono i legislatori cauti, poiché potrebbero consentire agli interessi stranieri di dominare il mercato e rendere difficile l’acquisizione della cannabis ai pazienti e ricercatori medici. Un'altra sfida riguarda il controllo dei pesticidi, in modo che non vengano introdotti agenti contaminanti nel medicinale.

I legislatori thailandesi sono convinti che questi problemi possano essere risolti. Sono determinati a mantenere la maggioranza dell'industria della cannabis nelle mani thailandesi e ad assicurare prodotti puliti e sicuri per i pazienti. Probabilmente, il governo ha anche intenzione di migliorare il turismo thailandese: la Thailandia è già una delle destinazioni principali per il turismo medico e la legalizzazione della marijuana medica probabilmente aiuterà a far crescere questo settore.

La legalizzazione dell’erba medicinale della Thailandia segue le orme delle mosse simili fatte in Israele, Gran Bretagna e Danimarca. Infine, i sostenitori sperano che la Thailandia segua le orme di paesi come il Canada e l'Uruguay e che legalizzi pienamente la cannabis per l’uso ricreativo.

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